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Il Cibo Dell’uomo La Via Della Salute Tra Conoscenza Scientifica E Antiche Saggezze

Inoltre, c’è una generale carenza di informazione; basti pensare che la maggior parte dei consumatori non sa nemmeno definire il termine “alimento funzionale” e spesso confonde erroneamente gli alimenti funzionali con gli integratori, i nutraceutici o addirittura i prodotti erboristici. L’ambiente, l’inquinamento, le variazioni del clima giocano un ruolo prioritario sul benessere e la salute delle popolazioni. L’OMS stima che nel mondo 1 caso di morte su 4 sia attribuibile a fattori ambientali che contribuiscono a un ampio spettro di malattie e infermità con effetti maggiori su bambini e anziani, fasce vulnerabili della popolazione.

la salute dell'uomo

Sebbene i dati sullo spreco alimentare e su quello metabolico siano stati ottenuti con due metodologie diverse e si riferiscano a due valutazioni molto diverse tra loro, ci forniscono un’idea dell’enorme quantità di cibo che viene sprecata o consumata in eccesso nel nostro Paese, con ingenti danni ambientali ed economici. Gli sforzi futuri dovrebbero essere incentrati su una comunicazione ad ampio respiro, basata su solide prove sperimentali derivanti da studi sull’uomo, che si prefigga l’obiettivo di educare la popolazione a un consumo alimentare funzionale, salutare e a basso impatto ambientale. Secondo la European Public Health Alliance l’inquinamento atmosferico si sta rivelando un fattore di incremento di rischio sugli effetti del corona-virus. «I pazienti con patologie polmonari e cardiache croniche causate o peggiorate dall’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico sono meno in grado di combattere le infezioni polmonari e hanno maggiori probabilità di morire. Riducendo i livelli di inquinamento atmosferico possiamo aiutare i più vulnerabili nella loro lotta contro questa e tutte le possibili pandemie future», spiega la dott.ssa Sara De Matteis, professoressa associata di Medicina del lavoro e ambientale presso l’Università di Cagliari.

In particolare, la comprensione dei meccanismi d’azione dei contaminanti ambientali vuol dire capire come i singoli composti interagiscono con le molecole e i processi biochimici che avvengono all’interno delle nostre cellule. Il fattore di rischio principale è quello collegato al degrado ambientale e alla perdita di biodiversità in aree tropicali a cui si aggiunge l’interazione non corretta con gli animali, il traffico illegale di specie protette che portano patogeni e la deforestazione per aumentare copertura agropastorale. Quando parliamo di salute ambientale ci riferiamo ad un ambiente in cui i vari ecosistemi sono in equilibrio. Perché l’ambiente sia sano sono necessarie biodiversità, acqua di qualità, aria pulita e vegetazione. Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio climatico e rappresentano il polmone verde del nostro pianeta. I danni causati dall’inquinamento e dalla perdita di biodiversità sulla salute umana, sono anch’essi scientificamente provati.

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Il maggiore responsabile di questi problemi alla nostra salute è il particolato di medie dimensioni (PM2.5), che peggiora la salute di persone in condizioni già delicate o già compromesse (ad esempio dall’abitudine al fumo) ed è indicato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro come una delle principali cause di tumori maligni. In Europa, la maggiore concentrazione di PM2.5 è nella penisola balcanica ed è dovuta principalmente all’uso domestico di kerosene e carbone per scaldare e cucinare. Serve, dunque, un approccio olistico, che sarà quello al centro del Position paper dedicato a cibo e salute che stiamo definendo e che vogliamo sia il più condiviso possibile”.

  • Uno studio condotto nel 2017 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ha evidenziato una maggiore incidenza di tumori nei bambini tra 0 e 14 anni e negli adolescenti tra 15 e 19 anni nell’area europea che comprende Italia, Cipro, Malta, Croazia, Spagna e Portogallo.
  • Secondo The Lancet “il climate change è un rischio potenzialmente catastrofico per la salute umana che potrebbe annullare 50 anni di miglioramenti della salute globale”.
  • Sono tuttavia necessari ulteriori approfondimenti per una sicura conferma della correlazione diretta tra le patologie citate e l’esposizione a queste sostanze.
  • Grazie al progresso della scienza e della tecnologia alimentare infatti negli ultimi anni sono comparsi sul mercato, accanto agli alimenti tradizionali, “nuovi alimenti” in grado di apportare componenti benefici per la salute, generalmente non-nutrienti , che sono in grado di regolare positivamente e selettivamente una o più funzioni fisiologiche del nostro organismo.

In questa guida scopriamo la relazione tra l’ambiente e il fattore salute e quanto è importante salvaguardare la qualità del primo per prevenire danni all’ultima. Per queste ragioni oggi quando si devono affrontare queste situazioni la cooperazione e le IGO hanno adottato la strategia ONU One Health, che si concentra sulla biosicurezza agricola, la salute e tutela dell’ambiente e il controllo di malattie su animali e persone. La strategia One Health ha già attirato l’interesse di numerosi paesi in quanto può fornire una piattaforma globale per l’integrazione della mitigazione del rischio EID nell’ambito dello sviluppo sostenibile.

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Gli alimenti di origine animale, come carne e derivati, hanno un impatto ambientale più elevato per il fatto che le risorse utilizzate – come acqua, e metri quadrati di terreno occupati dagli allevamenti – sono notevoli, in associazione con un’enorme produzione di CO2, e si posizionano alla base della piramide. A parità di calorie consumate, la produzione di carne bovina ha un costo ambientale enormemente superiore a quello degli altri tipi di carne , delle uova e dei prodotti lattiero caseari. Basti pensare che per produrre 225 g di patate, pomodori, pollo e bovini si producono emissioni di CO2 equivalenti a quelle prodotte guidando un’auto per 300 m, 320 m, 1,7 Km e 15,8 Km. Non vi è ormai più alcun dubbio sul fatto che un’alimentazione varia ed equilibrata sia alla base di una vita in salute. Un’alimentazione scorretta, intesa soprattutto come un inadeguato consumo di alimenti e apporto di energia e nutrienti, rappresenta infatti uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di numerose malattie croniche. Una corretta alimentazione passa quindi per un adeguato apporto di energia, macro e micronutrienti e altri elementi (primo fra tutti l’acqua).

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Sebbene avremmo potuto essere maggiormente preparati – era cosa nota che sarebbe occorsa nuovamente una pandemia simile alla febbre suina o alla SARS – non sono state prese tutte le misure contingenti di precauzione. Secondo The Lancet “il climate change è un rischio potenzialmente catastrofico per la salute umana che potrebbe annullare 50 anni di miglioramenti della salute globale”. La radiologia medica realizza i sistemi e le tecnologie utilizzati nei reparti di radiologia delle Aziende ospedaliere accreditate e delle cliniche private. Si tratta di quella branca della medicina che, tramite la creazione d’immagini, è in grado di rendere visibili i particolari degli organi del corpo umano, permettendo così al medico di valutare lo stato di salute della persona o di formulare delle diagnosi. Questi prodotti hanno un ruolo di primaria importanza per la salute di tutti i cittadini, ruolo oggi caratterizzato da una rapidissima e forte innovazione tecnologica, grazie al progressivo passaggio dai sistemi analogici a quelli digitali, connessi alla diffusione dell’informatica. I gas medicinali, quali l’ossigeno o il protossido d’azoto, sono a tutti gli effetti sostanze medicinali aventi proprietà curative, terapeutiche e diagnostiche e di conseguenza indispensabili per la salvaguardia della vita del paziente.

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Uno degli aspetti rilevanti e potenzialmente più preoccupanti per la salute ambientale è rappresentato dal danno causato dalla quantità di cibo prodotto e che non raggiunge la tavola del consumatore, cioè lo spreco alimentare , oppure dal cibo che si perde durante la coltivazione agricola, il raccolto e le trasformazioni industriali . La FAO ha stimato come il volume globale di cibo sprecato sia di circa 1,3 Gtonnellate, un numero impressionante soprattutto se confrontato con la produzione agricola totale, che è di circa 6 Gtonnellate12. Per produrre tale cibo sono utilizzate risorse economiche ma soprattutto ambientali (acqua, terra, ecc.) che hanno un costo e che si traducono in un danno ambientale di proporzioni elevatissime anche e soprattutto per le alte emissioni di anidride carbonica. Sebbene siano ancora molte le perplessità, da parte sia degli addetti ai lavori sia della gente comune, sull’utilizzo degli insetti come alimento abituale della nostra dieta, essi rappresentano una fonte proteica a basso impatto ambientale e a costi ridotti.

L’acqua si trova alla base della piramide alimentare ma spesso non è considerata come un alimento e per questo spesso dimenticata. In realtà l’uomo è fatto principalmente di acqua e le perdite durante la giornata tramite sudorazione, eliminazione, traspirazione sono numerose e comportano anche la perdita di preziosi sali minerali , pertanto reintegrare con i giusti apporti è fondamentale. Almeno 1,5 – 2 litri al giorno sono i quantitativi minimi da assumere, da aumentare se la temperatura esterna è alta o in presenza di attività fisica intensa. Si introduce acqua anche mangiando alimenti di per sé ricchi di acqua, come frutta e verdura, ricchi di sali minerali.

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Esistono studi che correlano il livello dei consumi di prodotti per la pulizia e il livello di mortalità infantile. Negli ultimi anni l’evoluzione delle materie plastiche è andata di pari passo con gli sviluppi della medicina. Accanto a siringhe, blister, cateteri e contenitori per i fluidi, i ricercatori hanno realizzato anche nuovi ausili medicali per restituire funzionalità al cuore, alle articolazioni, ai reni, alle orecchie, ai denti e agli occhi. È anche in questo contesto che la plastica dimostra di essere il materiale ideale, garantendo sicurezza, igiene e biocompatibilità con il corpo umano. Infatti, grazie a soluzioni polimeriche biocompatibili, è ora possibile utilizzare tecniche ricostruttive per tendini e utilizzare micro-sonde. La plastica garantisce inoltre l’igiene e la sterilità di attrezzature medicali e contenitori come guanti, sacche per il plasma, blister e molto altro.

Ma questo è solo uno dei tanti impatti del degrado ambientale sulla nostra salute, con una correlazione maggiore nei paesi meno sviluppati. Quando si distruggono gli habitat naturali e le specie animali, o non si agisce a sufficienza contro le emissioni, l’inquinamento atmosferico e delle acqua, in realtà si sta danneggiando l’uomo, la sua salute, vanificando gli sforzi per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Come afferma l’OMS, questa prospettiva significa lavorare in multidisciplinarietà, costruendo una cultura per la salute che coinvolga conoscenze diverse. Integrare le conoscenze vuol dire mettere insieme medicina umana, medicina veterinaria, agraria, entomologia, scienze ambientali. Può sembrare un’ambizione eccessiva, non facile comunque per il nostro tipo di formazione e la nostra cultura individualista, ma oggi è davvero ineludibile che chi decide della futura politica sanitaria lo faccia attraverso una visione integrata tra la sanità animale, umana e ambientale.

Dovrebbe inoltre cambiare la strategia di comunicazione dei produttori, che anziché essere incentrata sulla descrizione degli ingredienti funzionali specifici (la maggior parte dei quali è nota solo a persone che hanno una preparazione scientifica), dovrebbe chiarire gli effetti benefici derivanti dall’assunzione di tali ingredienti. Dovrebbe essere anche incoraggiato lo sviluppo di una specifica normativa europea per regolamentare il mercato di questi alimenti. Infine, servirebbero maggiori finanziamenti alla ricerca in ambito nutrizionale, per sviluppare soprattutto robusti studi di intervento nell’uomo, tanto utili quanto laboriosi e costosi. Questi alimenti possono essere “naturalmente funzionali”, come frutta, verdura e cereali al naturale (ad es., il pomodoro per il licopene, l’olio di oliva per i tocoferoli, thè verde per le catechine, etc.) o cibi tradizionali (ad es., prodotti lattiero-caseari, prodotti da forno e pasticceria, condimenti per insalate, bevande non alcoliche) tecnologicamente modificati .

“Adesso è tutto frammentato a causa dei diversi approcci dei vari Governi – spiega – e c’è il rischio che certe politiche siano in contraddizione, mentre servono un approccio più ampio e politiche globali coerenti”. “La salute delle persone e del pianeta – conferma Andrea Pezzana, consulente scientifico di Slow Food – è uno dei pilastri del buono pulito e giusto. Condividiamo tutti un futuro che possiamo influenzare positivamente o negativamente con i nostri stili di vita e il ruolo della biodiversità sta diventando sempre più cruciale anche a fronte della pandemia. Anche UGI si sta muovendo in tal senso stimolando la raccolta differenziata, l’uso limitato di plastiche di ogni tipo, la corretta manutenzione della Casa di accoglienza, l’educazione ambientale alle famiglie ospiti, attivando l’impianto fotovoltaico, le luci a Led, e promuovendo laboratori didattici dedicati ai bambini e ai ragazzi. Tra questi ultimi UGI partecipa ad un interessante progetto dal titolo “Guardar per terra, guardar per aria”, si tratta della sperimentazione di un ciclo di attività di animazione didattica e di laboratori veri e propri, sui temi del cosmo e dell’educazione ambientale.

Le fonti antropiche includono trasporti, industrie, agricoltura e allevamento, produzione di energia, smaltimento dei rifiuti, riscaldamento e cottura dei cibi, estrazione mineraria e petrolifera. Le mascherine risultano alleate importanti non solo contro l’infezione da SARS-CoV-2, ma anche contro gli inquinanti ambientali di maggiori dimensioni. Mentre le mascherine di stoffa, quelle chirurgiche e quelle dotate di valvola di espirazione non sono molto utili in tal senso, le mascherine filtranti limitano fino al 98% l’inalazione del PM2.5 se indossate correttamente . In particolare, le FFP3 sono le più efficaci, mentre le FFP2 filtrano il 92% delle particelle e le FFP1 il 78%.